Maltrattamenti in famiglia e Ciclo della Violenza
Il riavvicinamento della persona offesa fa cadere le accuse di maltrattamenti?
No. La ripresa della convivenza o il riavvicinamento della vittima all’imputato non cancellano il reato, né minano automaticamente la credibilità della persona offesa. La giurisprudenza riconosce queste dinamiche come parte del “ciclo della violenza”, tipico delle relazioni abusive.
Introduzione al reato di Maltrattamenti – Difesa Penale Milano
Il delitto di maltrattamenti in famiglia è uno dei reati più complessi da gestire nelle aule di tribunale, poiché spesso si consuma all’interno delle mura domestiche senza testimoni esterni. Una questione ricorrente per l’avvocato penalista Milano riguarda la valutazione della condotta della vittima: cosa succede se, dopo le violenze, la persona offesa torna con il presunto abusante? Una recente sentenza della Cassazione (fine 2025) ha chiarito che tali comportamenti non sono indice di falsità, ma sintomi di una sottomissione psicologica.
Principio di Diritto: La Sentenza n. 35667/2025
Con la sentenza del 31 ottobre 2025, n. 35667, la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale per la consulenza penale dell’Avvocato Penalista Alessandro Salonia del Foro di Milano: la credibilità della vittima non viene meno se questa si riavvicina all’imputato o se tarda a denunciare. Tali comportamenti sono espressione di massime di esperienza legate al cosiddetto “ciclo della violenza”, un modello teorico che spiega la ripetitività e la ciclicità delle dinamiche abusive nelle relazioni intime.
Descrizione del Fatto – Avvocato Penale Milano
Il caso in esame riguarda la condanna di un uomo per il delitto di maltrattamenti ai danni della convivente, aggravati dal fatto che la donna fosse in stato di gravidanza. Le condotte violente, perduranti dal 2019, includevano recidiva reiterata.
La difesa dell’imputato aveva presentato ricorso contestando l’attendibilità della persona offesa. Secondo la tesi difensiva, la donna non era credibile perché aveva smentito alcune circostanze (come la privazione della libertà) e, soprattutto, perché si era riavvicinata all’uomo nonostante le presunte gravi violenze. Inoltre, venivano contestate la frequenza e l’entità delle violenze, ritenendo le dichiarazioni della donna prive di riscontri.
Commento Giuridico Analitico
Il “Ciclo della Violenza” e la credibilità della vittima
La sesta sezione della Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna e validando il ragionamento dei giudici di merito basato su dati esperienziali. La Corte ha sottolineato come il comportamento della vittima rientrasse in una tipica modalità manipolatoria.
Il difensore penale Alessandro Salonia deve spesso confrontarsi con questa dinamica, che si sviluppa in fasi precise:
- Fase dei maltrattamenti psicologici: Disprezzo, umiliazioni, denigrazioni e ricatti morali (es. minacce di sottrazione dei figli).
- Fase della violenza fisica: Aggressioni che pongono in pericolo l’incolumità fisica (in questo caso, anche del nascituro).
- Fase del pentimento (o “Luna di Miele”): Richieste di perdono da parte dell’abusante che generano nella vittima l’illusoria aspettativa del cambiamento.
- Fase della recidiva: Ripresa della convivenza e ritorno delle violenze, spesso con maggiore crudeltà.
Questo modello è riconosciuto non solo dalla giurisprudenza nazionale, ma anche da fonti sovranazionali come la Convenzione di Istanbul e la direttiva UE 2024/1385.

Perché la denuncia arriva in ritardo?
Un altro punto cruciale per i servizi legali Avv. Alessandro Salonia del Foro di Milano è spiegare perché le vittime non denuncino subito. La Cassazione chiarisce che il ritardo è giustificato da:
- Difficoltà di percepire il condizionamento psicologico progressivo.
- Legame affettivo e tentativo di “salvare” la relazione.
- Paura delle conseguenze della denuncia.
- Timore di ripercussioni sulla gestione dei figli (genitorialità).
Il Testo dell’Articolo 572 c.p.
Per comprendere appieno la gravità, ecco il testo della norma incriminatrice:
Art. 572 – Maltrattamenti contro familiari e conviventi Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da tre a sette anni. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità come definita ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero se il fatto è commesso con armi.
Gratuito Patrocinio e Centri Antiviolenza
È fondamentale sapere che nei casi di maltrattamenti in famiglia e violenza di genere, la legge prevede tutele rafforzate per la persona offesa. Indipendentemente dal reddito, le vittime di questi reati possono spesso accedere al Patrocinio a spese dello Stato (Gratuito Patrocinio) per essere assistite in giudizio senza dover sostenere oneri economici. Inoltre, la rete dei Centri Antiviolenza offre supporto psicologico e legale immediato, aiutando la vittima a uscire dall’isolamento che caratterizza il ciclo della violenza descritto nella sentenza. L’Avv. Alessandro Salonia di Milano, ribadisce l’importanza di questi strumenti per rompere la catena dell’abuso.
Domande Frequenti
Se la vittima ritira la denuncia, il processo si ferma?
Non necessariamente. Il reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) è procedibile d’ufficio. Ciò significa che, una volta che la notizia di reato giunge all’autorità, il procedimento prosegue indipendentemente dalla volontà della vittima di “perdonare” l’agente.
Cosa rischia chi maltratta una donna incinta?
La pena base per i maltrattamenti va da 3 a 7 anni, ma se il fatto è commesso ai danni di una donna in stato di gravidanza, è prevista un’aggravante specifica che comporta un aumento della pena fino alla metà, come confermato nel caso di specie.
La difesa può usare il riavvicinamento per dimostrare che la vittima mente?
È una strategia difensiva comune, ma come dimostra questa sentenza, spesso inefficace se i giudici riconoscono il “ciclo della violenza”. La Cassazione considera il riavvicinamento come una fase tipica della dinamica abusiva, non come prova di falsità.
Perché serve un avvocato specializzato in questi casi?
Casi come questi richiedono un esperto in diritto penale Salonia perché la linea tra conflitto di coppia e reato abituale è sottile. È necessario saper interpretare le massime di esperienza e contestualizzare i comportamenti (ritardi nella denuncia, messaggi, riappacificazioni) alla luce della giurisprudenza più recente.
L’importanza di una Difesa Penale Tecnica per Maltrattamenti in Famiglia a Milano
Essere coinvolti in un procedimento per maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) comporta rischi giudiziari estremamente seri. Trattandosi di un reato procedibile d’ufficio, l’azione penale prosegue indipendentemente dalla volontà di “ritirare la denuncia”, esponendo l’indagato non solo a pesanti condanne detentive, ma anche all’applicazione immediata di misure cautelari come l’allontanamento dalla casa familiare o il divieto di avvicinamento alla persona offesa.
Come chiarito dalla recente giurisprudenza di Cassazione, il semplice riavvicinamento della vittima o la ripresa della convivenza non bastano a scagionare l’imputato: i giudici tendono oggi a interpretare tali comportamenti come fasi del “ciclo della violenza” piuttosto che come prova di innocenza. Di conseguenza, una difesa basata esclusivamente sul “perdono” della controparte rischia di essere inefficace.
Per chi è accusato, è indispensabile un’analisi tecnica volta a contestualizzare le dinamiche di coppia, smontando l’abitualità delle condotte vessatorie e verificando l’attendibilità delle accuse oltre ogni ragionevole dubbio. Parallelamente, per la persona offesa, è fondamentale un’assistenza legale che sappia valorizzare il contesto psicologico e probatorio, garantendo protezione e l’accesso ai percorsi di tutela previsti dalla legge.
Che tu debba difenderti da accuse di maltrattamenti o che tu sia vittima di violenza domestica, è determinante affidarsi tempestivamente a un difensore esperto come l’Avvocato Alessandro Salonia a Milano.
Il suo Studio Legale garantisce un’assistenza qualificata ed equilibrata, esaminando con rigore ogni elemento del fascicolo – messaggi, testimonianze e referti – per costruire la strategia più adatta al tuo caso specifico. Per approfondire le aree di intervento, visita il sito https://avvocatosalonia.it.
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