Stalking Reciproco. Esiste il reato di atti persecutori se le molestie sono reciproche?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che la reciprocità delle condotte moleste o aggressive non esclude automaticamente il reato di stalking (art. 612-bis c.p.). Ciò che conta è verificare se una delle parti abbia subito uno stato d’ansia, paura o costrizione delle abitudini di vita a causa della condotta predominante dell’altra.

Introduzione: Quando il conflitto di vicinato diventa reato
Stalking Reciproco. Le liti condominiali sono frequenti, ma il confine tra un aspro diverbio e il reato di atti persecutori (stalking) è spesso sottile. Molti assistiti che si rivolgono al mio studio cercano un Avvocato penalista Milano proprio per capire se le loro azioni, o quelle subite, rientrino nel penale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (Sezione V Penale, n. 36576 del 2025) ha fatto chiarezza su un punto cruciale: lo “stalking reciproco”.
Il Principio di Diritto: La reciprocità non cancella il reato
Dalla lettura della sentenza emerge un principio fondamentale per la Difesa penale Milano e nazionale. La Corte afferma che l’esistenza di un conflitto, anche aspro, e la reciprocità di atteggiamenti molesti non rendono il reato inesistente.
Il giudice, in questi casi, ha un onere di motivazione più accurato: deve dimostrare che, nonostante le offese reciproche, una parte è risultata vittima dell’evento di danno tipico del reato, ovvero lo stato d’ansia, il timore per l’incolumità o il cambiamento delle abitudini di vita. Se questi elementi sussistono, il reato è integrato.
Descrizione del Fatto: Il caso del condominio “belligerante”
Il caso in esame riguarda un indagato accusato di atti persecutori ai danni di una condomina. Ecco i punti salienti della vicenda processuale:
- Le accuse: L’indagato avrebbe posto in essere rumori molesti notturni, offese personali e dispetti vari sin dal 2019.
- Le misure cautelari: Il Tribunale ha applicato il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico e divieto di comunicazione, aggiungendo successivamente l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (firma) tre volte a settimana.
- La difesa: Il ricorrente lamentava che i rapporti fossero conflittuali da entrambe le parti e che, essendosi la persona offesa trasferita, non vi fosse più il rischio di reiterazione.
La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la solidità del quadro indiziario e la necessità delle misure cautelari.
Analisi della Sentenza: L’Opinione dello Studio Legale dell’Avvocato penalista Alessandro Salonia del Foro di Milano
Come esperto in diritto penale Salonia, ritengo che questa pronuncia sia cruciale perché sposta l’attenzione dalle azioni agli effetti psicologici sulla vittima.
1. La “reciprocità” non è una scriminante automatica
Spesso chi è accusato di stalking si difende dicendo: “Anche lei/lui mi insultava”. La Corte chiarisce che questo non basta. Anche in un contesto di “guerra condominiale”, se uno dei due contendenti riesce a incutere un fondato timore o uno stato d’ansia perdurante nell’altro, si configura il reato ex art. 612-bis c.p.. È compito del difensore penale Alessandro Salonia analizzare se tali elementi psicologici siano provati o solo presunti.
2. Il Testo di Legge: Art. 612-bis c.p.
Per comprendere appieno la decisione, è utile rileggere il testo normativo di riferimento:
Art. 612-bis (Atti persecutori) Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.
3. Ratio Decidendi e Misure Cautelari
La Corte ha ritenuto logica l’applicazione dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria in aggiunta al divieto di avvicinamento. Questo cumulo di misure serve come “monito responsabilizzante” per l’indagato, specialmente in casi dove il rancore è radicato. Interessante è il richiamo alla sentenza n. 173 del 2024 della Corte Costituzionale, che guida i giudici nella scelta della misura più proporzionata e adeguata.
Per chi cerca Migliori studi legali penalisti Milano, è essenziale sapere che la strategia difensiva in questi casi non può limitarsi a evidenziare la litigiosità della vittima, ma deve smontare la prova del nesso causale tra le azioni dell’indagato e lo stato d’ansia della parte offesa.
Domande Frequenti sullo Stalking Condominiale
Se la presunta vittima mi insulta, posso denunciarla per stalking?
Dipende. Se gli insulti sono reciproci e occasionali, potremmo essere nell’ambito dell’ingiuria (oggi depenalizzata) o della molestia. Perché sia stalking, devi dimostrare che la sua condotta ti ha causato un grave stato d’ansia o ti ha costretto a cambiare vita.
Basta trasferirsi per far cadere le accuse?
No. Nel caso analizzato, la difesa sosteneva che il trasferimento della vittima facesse venire meno le esigenze cautelari. La Corte ha respinto la tesi, evidenziando che il reato si è già consumato e che il pericolo può persistere indipendentemente dalla vicinanza fisica immediata, se non provato diversamente.
Cosa rischio in caso di condanna?
La pena base va da un anno a sei anni e sei mesi di reclusione. Tuttavia, in fase di indagine, si rischiano misure limitative della libertà come il divieto di avvicinamento, il braccialetto elettronico o gli arresti domiciliari.
A chi rivolgersi per una difesa efficace?
È fondamentale contattare subito un avvocato specializzato. Una Consulenza penale Avvocato Salonia a Milano può aiutare a inquadrare correttamente i fatti sin dalle prime fasi, evitando che una lite di vicinato degeneri in una condanna penale irreversibile.
L’importanza di una Difesa Penale Tecnica per Atti Persecutori e Stalking a Milano
Affrontare un procedimento penale per atti persecutori (art. 612-bis c.p.), anche quando maturato in un contesto di conflittualità condominiale o relazionale reciproca, espone l’indagato a conseguenze giuridiche tutt’altro che lievi. Oltre alla pena detentiva, il rischio immediato riguarda l’applicazione di misure cautelari invasive, come il divieto di avvicinamento monitorato tramite braccialetto elettronico o l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Come sancito dalla sentenza in esame, la Cassazione ha chiarito che la reciprocità delle molestie non esclude automaticamente il reato: non è più possibile appellarsi semplicemente al fatto che “anche l’altra persona offendeva” per evitare la condanna. Tuttavia, per evitare che una difficile convivenza si trasformi in una macchia indelebile sulla fedina penale, è indispensabile un’analisi tecnica volta a smontare il nesso causale tra le condotte contestate e il presunto stato d’ansia della parte offesa, verificando l’effettiva sussistenza dell’evento di danno.
Se ti è stato contestato il reato di stalking o sei coinvolto in una disputa che sta degenerando in ambito penale, è determinante affidarsi tempestivamente a un difensore esperto come l’Avvocato Alessandro Salonia a Milano.
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